Il tema di vita nell’Analisi Transazionale: l modello di Eric Berne

L’ oggetto primario dell’ Analisi Transazionale è lo studio degli stati dell’Io, definiti come coerenti sistemi di pensiero e di sensazioni che si manifestano attraverso corrispondenti modelli di comportamento.

Ogni essere umano presenta tre tipi di stati dell’ Io, chiamati il Genitore, l’Adulto e il Bambino[14].Lo stato dell’Io Genitore (o Esteropsiche) è caratterizzato da un insieme di sentimenti, atteggiamenti e modelli di comporamento simili a quelli della figura genitoriale e contiene la nostra concezione appresa della vita, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, le ingiunzioni positive e negative che ci hanno avuto influenzato. Si costruisce in seguito all’osservazione e all’emulazione delle condotte apprese dall’esterno.

Lo stato dell’Io Genitore è suddiviso ulteriormente in :

·       Genitore affettivo – che presta aiuto, protezione e dà affetto.

·       Genitore salvatore – che dà aiuto e affetto per autoconfermarsi, incentiva la dipendenza e logora l’autostima.

·       Genitore persecutore – tendenzialmente aggressivo, è lo stato dell’Io Genitore incline a svalutare gli altri ed esercita il potere per compiacimento.

Lo stato dell’io Adulto (o Neopsiche) è simile ad un computer: non prova sentimenti e si occupa di raccogliere, immagazzinare ed elaborare i dati provenienti dall’ambiente.

Lo stato dell’Io Bambino (o Archeopsiche) è l’ insieme di sentimenti, atteggiamenti e modelli di comportamento che risalgono all’infanzia dell’individuo. Manifesta bisogni, emozioni e pulsioni creative.

Alla nascita il bambino presenta uno stato dell’Io indifferenziato che viene chiamato Bambino Naturale; durante il primo anno di vita il Bambino Naturale si differenzia in Bambino Naturale, Piccolo Professore (che insieme concorrono a formare il Bambino Libero) e nel Bambino Adattato. Il Bambino Naturale, corredato geneticamente, esprime spontaneamente esigenze, desideri e reazioni, è egocentrico, autentico e simpatico. Il Piccolo Professore, precursore dell’adulto, è la parte più intuitiva ed esploratoria del Bambino: fa ipotesi, ha momenti di insight, cerca di trarre un significato intuitivo dal mondo attraverso l’esplorazione, sa manipolare i genitori per ottenere i suoi fini. Il Bambino Adattato inizia a strutturarsi a partire dalle prime ingiunzioni provenienti dai genitori, è un precursore dello stato Genitore e ha la funzione di inibire le espressioni del Bambino Libero, proteggendo così il bambino dalla possibilità di farsi del male.

Secondo questo modello l’Io cosciente non è una realtà unitaria, ma è suddiviso in tre parti del tutto separate tra loro, che possono essere in disaccordo su qualsiasi tema della vita, permettendo al soggetto di sperimentarsi come necessariamente incoerente. Secondo Berne, le persone “felici”, in termini strutturali, sono quelle in cui gli aspetti del Genitore, dell’Adulto, del Bambino sono sintonici gli uni agli altri.

La personalità “normale” è caratterizzata dalla presenza di Confini dell’Io definiti: è quindi capace di separare Genitore, Adulto e Bambino e in grado di farli funzionare in modo relativamente

stabile.

Una personalità “matura” è quella di un individuo che investe di carica l’Adulto e lo attiva, controlla sia il Bambino sia il Genitore ed è consapevole della loro attivazione.

Un individuo è “immaturo” quando non riesce ad innestare il suo Adulto.

L’apparato del copione

Il concetto sicuramente più originale proposto dagli studi di E. Berne è il concetto di copione. Per comprendere il concetto di copione illustrerò alcune delle definizioni che ne ha dato Eric Berne:

“Il copione è un piano di vita che continua a svilupparsi, dopo essere stato strutturato nella prima infanzia, sotto l’influenza dei genitori; è quella forza psicologica che spinge ogni individuo verso il proprio “destino”, sia che lo combatta, sia che lo sostenga trattarsi del frutto di una sua libera scelta” (Berne, 2008, p. 36).

“Il copione appartiene ai fenomeni del transfert, cioè è un derivato di esperienze infantili […]; è un tentativo di ripetere in forma derivata un intero dramma trasferenziale”. (Berne, 1971, 101).

Nel copione si riproduce un dramma familiare che il soggetto ha vissuto nell’infanzia interamente fino alla sua conclusione; ciò che muoverà il comportamento del soggetto da allora in poi sarà la necessità di riattivare o aumentare i guadagni dell’esperienza originale.

L’apparato del copione consta di sette elementi, che l’individuo trasforma in regole imperative:

Il tornaconto, o maledizione, che contiene le direttive impartite, in modo indiretto, dai genitori riguardo la conclusione della vita del soggetto. Ne è un esempio negativo una frase del tipo: “Finirai come tuo padre” (= alcolizzato). Affinché esso si realizzi è necessario che sia accettato dal soggetto stesso. “Il discorso dell’accettazione del bambino”- scrive Berne- “non avrà nè la fanfara, nè la solennità di una inaugurazione, ma sarà molto semplice e chiaro: “quando sarò grande voglio essere come la mamma” (= sposarmi e avere dei bambini), oppure “Quando sarò grande voglio essere come papà” (= essere ucciso in guerra), oppure “Vorrei essere ucciso”». Nella pratica clinica, osserva Berne, sono riscontrabili quattro tipi di tornaconto: essere un solitario, un dissoluto, impazzire o morire;

Le ingiunzioni del copione, che sono gli ordini negativi che impartiscono i genitori e che impediscono nel bambino lo svilupparsi dei sentimenti naturali non funzionali al tornaconto;

Le provocazioni del copione, ossia gli incitamenti, provenienti dallo stato dell’Io Bambino dei genitori, volti a far sì che il figlio metta in atto quei comportamenti che si associano alla realizzazione del tornaconto del copione. Ad esempio “Beviti un drink”;

Lo slogan di contro-copione, ossia delle regole morali prescritte allo scopo di riempire il tempo nell’attesa dell’azione del copione. Ad esempio: “Lavora sodo” (= lavora molto durante la settimana, così nel week end potrai bere);

Un modello o programma, contenente le informazioni che il soggetto deve sapere per portare a compimento il copione. Ad esempio: come mescolare un drink;

Il demone o l’insieme degli impulsi propri del bambino che lottano con tutte le prescrizioni imposte dai genitori. Ad esempio il bambino può sentire il bisogno di dirsi: “Sbaglia”, invece che sottostare sempre alla prescizione di essere perfetto;

L’anticopione, ossia la parte del Bambino adattato del soggetto che cerca di sfuggire alla realizzazione dei tornaconti del suo copione, ma che ottiene inevitabilmente ciò da cui tende a sfuggire.

La nascita e formazione del copione

La formazione del copione risente delle influenze parentali e di influenze ancor più ancestrali e si struttura nei primi sei anni della vita del soggetto. Le influenze prenatali sono legate ai condizionamenti genetici, culturali, sociali, familiari e ambientali. Lo stesso nome del soggetto ci dà delle informazioni sul suo copione di vita: il cognome lo lega inevitabilmente al copione dei genitori per quel che riguarda la struttura della famiglia; il nome è associato alla scelta della gravidanza da parte dei genitori, che può essere accidentale o intenzionale. Già prima della nascita Berne individua due tipologie di copione che possono strutturare la vita del soggetto, da lui definite “copioni di nascita” (Berne, 2008, p 68): il copione del Trovatello, che nasce dalle fantasie dei bambini che si sono sentiti rifiutati o estranei ai loro genitori e il copione della Madre lacerata, che nasce dal senso di colpa dei bambini che ritengono di aver nuociuto, fisicamente o psicologicamente, alla mamma a causa della loro nascita.

Durante i primi sviluppi il copione del bambino inizia a strutturarsi attraverso i protocolli di interazione che ha con la madre, che gli permettono di maturare le prime convinzioni relative a se stesso e al mondo che lo circonda e che segneranno il suo atteggiamento futuro verso se stesso e gli altri. Queste posizioni sono:

1.    io sono ok, tu sei ok, ovvero una posizione sana, connessa all’idea di successo;

2.    io sono ok, tu non sei ok, ovvero la posizione di superiorità, connessa per estremo alla paranoia;

3.    io non sono ok, tu sei ok, ovvero la posizione depressiva, connessa per estremo all’autodenigrazione;

4.    io non sono ok, tu non sei ok, ovvero la posizione della futilità della vita, connessa per estremo alla fuga difensiva dalla realtà.

Successivamente il bambino, crescendo cercherà di dare un senso e una coerenza alla sua posizione e inizierà ad elaborare un copione tale da permettergli di rispondere alla domanda: “Cosa succederà ad uno come me?” (Berne 2008, p. 86). E tale domanda si lega inevitabilmente ad un altra e molto simile questione fondamentale della vita umana, che Berne racchiuude nella domanda: «Cosa dire dopo aver salutato?»” (Berne 2008, p. 11).

Tale domanda evidenzia sia il problema della nostra mente, incapace di vivere senza un auto ed eteroriconoscimento, sia il problema e la necessità che ha l’individuo di essere meritevole di ricevere il sostegno e riconoscimento necessario per la sopravvivenza o, in caso contrario, di essere condannato a una più o meno veloce estinzione nell’isolamento.

 Ciascuno di noi, secondo Berne, porta dentro di sè tre necessità fondamentali (Berne 1971, 72-73): la fame di struttura, la fame di stimolo e la fame di riconoscimento. La fame di struttura si esprime nella richiesta quotidiana e profonda di trovare una struttura che dia sistema e coerenza alle nostre ore di veglia. Il concetto di fame di stimolo è rispresa dagli studi di Spitz[15], secondo il quale l’uomo fin dalla nascita necessita di cure manuali (carezze); in assenza di esse cade in depressione e si lascia morire. Finito il periodo d’intimità con la madre, le forze sociali, psicologiche e biologiche si oppongono alla perpetuazione dell’intimità fisica di tipo infantile. La fame di stimolo diventa fame di riconoscimento sociale, dove la carezza corrisponde al saluto di un’altra persona. Le carezze possono essere positive o negative e in entrambi i casi contruibuiscono a rinforzare il comportamento per le quali sono state emesse.

La carezza è sempre frutto di una transazione – verbale o non verbale- tra due o più persone.

Le transazioni possono essere complementari, quando lo stato dell’Io a cui è rivolta la comunicazione risponde allo stato dell’Io che l’ha inviata; incrociate, quando lo stato dell’Io a cui è rivolta la comunicazione risponde ad uno stato dell’Io diverso da quello che l’ha inviata; ulteriori, quando la comunicazione avviene tra due stati dell’Io, ma la parte più importante del significato della transazione risiede in uno scambio implicito tra altri due stati dell’Io. Mentre le transizioni ordinarie possono avvenire tra stati dell’Io tra loro differenti, le transizioni tra genitori e figli avvengono di solito coinvolgendo gli stessi stati dell’Io[16].

Questa tipologia di transazioni veicola l’educazione del figlio e ne struttura il copione di vita, come possiamo vedere nella figura 2 [17]:

I messaggi inviati dallo stato Genitore del genitore assumono la forma del “Fai” o “Sii”; essi contengono precetti sulla vita o regole educative e sono chiamati controingiunzioni. L’insieme delle controingiunzioni riposte nello stato Genitore del bambino e delle decisioni da esse derivate viene definito controcopione.

I messaggi inviati dallo stato Adulto del genitore allo stato Adulto del bambino sono chiamati programmi e assumono la forma del “Ecco come fare per…” e contengono conoscenze obiettive e capacitĂ .

Il Bambino Libero, essendo corredato geneticamente, non ha bisogno di alcun messaggio per essere attivato; possiamo notare tuttavia che ciascuno di noi ha un insieme peculiare di piaceri e sofferenze (tipiche del Bambino Naturale) e alcune spinte creative (tipiche del Piccolo Professore) che tende ad esprimere con maggiore libertĂ  di altri. Quest’ultime sono quelle che hanno ricevuto una carezza positiva da parte dei genitori o quelle che abbiamo osservato negli stati del Bambino Libero dei nostri genitori e si sono perciò configurate come permessi. Assumono, infatti, la forma del “Hai il permesso di essere…”.

 
 

                                Madre                                     Figlio                                            Padre

 

 

 

 

 

 

Controingiunzioni

 

Ovale:    G2Ovale:         G2Ovale:    G2 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I messaggi inibitori provenienti dal Bambino Adattato del genitore al Bambino Adattato del figlio vengono definiti ingiunzioni e permettono a quest’ultimo di socializzare e di sopravvivere senza una costante supervisione. Il loro scopo è porre dei limiti al Bambino libero e assumono la forma del “Non ….”. Spesso però questi messaggi, proprio perchĂ© provengono dal Bambino Adattato dei genitori e costituiscono i loro stessi blocchi, non vengono trasmessi esplicitamente, ma assumono una forma implicita e non verbale, entrando in conflitto con i messaggi manifesti espressi dallo stato dell’Io Genitore. Ad esempio, un padre che torna sempre a casa ubriaco, ma che educa il figlio a “essere sobrio” (messaggio del Genitore) comunica al figlio l’istruzione a divenire un alcolista (messaggio del Bambino Adattato). Un bambino che viene respinto quando cerca di arrampicarsi sulle ginocchia del padre può ricevere il messaggio “Non entrare in intimitĂ , non stare vicino”. Queste sono le ingiunzioni del bambino Adattato e costituiscono la base per la futura sofferenza del figlio. Di fronte a questo tipo di ingiunzioni, che divengono ambigue sia per il loro contenuto non verbale, sia perchĂ© proveniendo dagli stato dell’Io Bambino di entrambi i genitori possono essere discordanti tra loro, il bambino assume delle posizioni di compromesso, assume cioè delle decisioni, volte a assicurarsi la vicinanza dei loro cari. Queste decisioni però contengono in sè una minacciosa clausula di punizione, che andrĂ  a delineare il tornaconto del copione del bambino se non agisse secondo la decisione di compromesso intrapresa (“Vedrai cosa succederĂ  se…”).

Una delle modalità attraverso cui si intraprendono le decisioni di copione è lo sviluppo del pensiero marziano. L’ambiguità dei messaggi di ingiunzione porta il bambino ad ipotizzare che ci sia una differenza tra ciò che il genitore gli comunica esplicitamente, che lui ipotizza essere un messaggio apparente, e le intenzioni reali e indirette del genitore. L’analisi del messaggio del genitore porta il bambino a concentrarsi su quest’ultimo aspetto, a concentrarsi ad ipotizzare cosa voglia il genitore veramente da lui e a porre in atto il comportamento che sarà premiato. Il pensiero marziano permette al bambino di trasformare gli ordini dei genitori in essenze imperative mediante le quali strutturerà il suo programma di vita. Così , ad esempio, se una mamma rimprovera il figlio perché lo soprprende ad annusare una bottiglia di whisky dicendogli: “Sei troppo piccolo per bere alcolici” il bambino può ipotizzare che la madre avrebbe voluto dirgli: “bere whisky è cosa da uomini e tu sei ancora piccolo” e dedurne una regola di vita del tipo: “quando sarà il momento di dimostrare che sei un uomo dovrai iniziare a bere whisky”.

 Berne ritiene che le ingiunzioni negative passino, insieme agli incitamenti ad esse connessi, dal Bambino del genitore al Genitore del bambino, generando un meccanismo di stimolo- risposta che chiama elettrodo e che ritiene essere il fattore determinante la genesi del copione.

Al contrario di Berne, i Goulding (1983, pp. 41-45) ritengono che il bambino ha un maggiore potere di accettare, rifiutare o autoimporsi delle ingiunzioni sulla base delle sue stesse fantasie. Questi studiosi stilano, ad uso terapeutico, un elenco delle più importanti ingiunzioni che il bambino può ricevere o autoimporsi:

§  Non, causata dalle paure tipiche di genitori iperprotettivi;

§  Non essere, ingiunzione attraverso la quale il genitore esprime al figlio un idea del tipo:”Se tu non fossi nato, la mia vita sarebbe migliore”;

§  Non entrare in intimità: che deriva dalla proibizione di ricevere carezze positive o di esprimere emozioni;

§  Non essere importante, che deriva dalla proibizione di affermarsi come persona che ha un valore;

§  Non essere un bambino: che deriva da un iper- responsabilizzazione precoce del bambino;

§  Non essere te stesso: che probabilmente è un ingiunzione data dal genitore del sesso opposto;

§  Non essere sano di mente: che deriva da comportamenti “folli” incoraggiati o agiti dai genitori;

§  Non stare bene in salute: che deriva dalla constatazione che se si è malati si possono ricevere maggiori carezze positive dai genitori;

§  Non far parte: che deriva dallo stato di generale esclusione ed estraneità sociale del nucleo famigliare.

 

Ingiunzioni

Decisioni di copione Vincente

Decisioni di copione Perdente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIVIETI

NON esistere o Vorrei che tu non fossi mai nato

Se la vita non mi è stata data come dono, me la conquisterò ogni giorno come un diritto

Sarò una nullità, mi suiciderò, fallirò

Non essere te stesso

Mi piaccio così come sono

 

Sarò troppo grasso o magro, aggressivo o remissivo, mi sentirò comporterò come se fossi dell’altro sesso

Non provare emozioni

Vivrò la spontaneità delle mie emozioni

Sarò anaffettivo, impotente, ipo- affettivo

Non pensare con la tua testa ma adotta i nostri criteri di riferimento o Non dire sciocchezze

Mi farò delle opinioni personali

Non capirò, sarò stupido, non studierò, sarò ignorante

Non crescere

Diventerò il protagonista della mia vita

Resterò infantile, non acquisirà autonomia e responsabilità

Non ti avvicinare

Mi godrò il contatto fiico

Me ne starò poer conto mio, nel mio cantuccio

Non ci lasciare

Andrò via da casa pur offrendo il sostegno possibile ai miei genitori

Non mi sposerò finché vivono i miei genitori

 

 

 

 

 

 

 

 

IMPERATIVI

Sii perfetto

Il risultato dipende da tanti fattori insieme (non solo dal mio impegno pur indispensabile)

Sarò ipercritico, verso me stesso e gli altri. Mi colpevolizzerò ad ogni errore

Sbrigati

La fretta è cattiva consigliera

Farò ogni cosa nel più breve tempo possibile, mi annoierò se non avrò nulla da fare

Sii forte

Vivrò la naturalità dei sentimenti e delle emozioni

Non mi mostrerò mai debole, sarò duro e autoritario

Sforzati

Impiegherò al meglio le mie energie, senza però sfinirmi

Ce la metterò tutta senza desistere mai

Compiacimi

Posso dire di no nse non condivido le aspettative

Farò tutto ciò che possa dar gioia agli altri

 

 

 

 

MESSAGGI MODALI

Sii o fai come B

Io sono io. Troverò la mia via.

Sarò come lui, mi sforzerò di imitarlo

Non essere/Non fare come B

Anche se a volte fossi come B non importa, l’importante è che sia me stesso

Farò di tutto per non somigliare a B

Se vuoi essere..allora

Deciderò di volta in volta se accettare la condizione richiesta

Farò come richiesto, pazienza!

Quando… allora

Non c’è un tempo giusto per emozionarsi

Devo evitare di esprimermi perché ancora non ne ho diritto

 

Un tipo importante di ingiunzioni sono i racket: essi sono reazioni emotive negative che durante l’infanzia hanno ottenuto una gratificazione da parte dei genitori e che pertanto divengono le tonalità emotive prescelte in maniera stereotipata dal soggetto.

Sulla base dei racket piĂą tipici riscontrabili in clinica Mavis Klein (1994, p. 59) suddivide le ingiunzioni in cinque categorie generali, dalle quali ritiene possano discendere tutte le ingiunzioni. Esse sono:

1.    Non sentirti abbastanza a tuo agio, associata ad un racket di colpa;

2.    Non chiedere cose per te stesso, associata ad un racket di non essere apprezzato;

3.    Non essere te stesso, associata ad un racket di imbarazzo;

4.    Non riuscire, associata ad un racket di paura di non riuscire;

5.    Non appartenere a nessuno, associata ad un racket di panico.

Possiamo distinguere a questo punto le ingiunzioni in tre tipologie: imperativi, che assumono la forma del tipo “devi essere”, divieti, che assumono la forma del “non essere..” e in messaggi modali, che assumono la forma del tipo “così devi fare per…”.

Un ruolo peculiare nella strutturazione del copione lo hanno le controingiunzioni; inizialmente esse erano ritenute[18] essere dei messaggi contrari alle ingiunzioni e quindi adattivi per il soggetto, in seguito gli studiosi di Analisi Transazionale si sono accorti che esse invece possono rappresentare una fonte di rafforzamento delle ingiunzioni stesse. Taibi Kahler[19] sostiene: “le controingiunzioni sono comporamenti che rinforzano una posizione esistenziale del tipo: Io sono ok se…”; la percezione di essere non ok è correlata a specifiche sequenze di comportamento definite minicopioni, la cui peculiaritĂ  è quella di essere una ripetizione, in miniatura,m del proprio copione. Tahler individua dunque alcune controingiunzioni (o spinte) che stabiliscono le condizioni per essere ok e che il soggetto cerca affannosamente di adempiere; esse sono: Compiacimi, Sii Perfetto, Sii Forte, Sforzati, Sbrigati. La mancata soddisfazione di tali controcopioni incrementa nel soggetto la percezione di essere non ok e rinforza il copione.

Tipologie di copione

Nel modello delineato da Berne i copioni possono essere distinti sulla base di due criteri:

Le ingiunzioni caratterizzanti il copione, che delineano rispettivamente i copioni del tipo Vincitore, Perdente e Non- vincitore.

La strutturazione del tempo permessa dal copione, che delinea i copioni del tipo: Mai, Sempre, Finché, Dopo, Più e più volte, e Punto e basta.

Le ingiunzioni possono essere di tre tipi, ognuno dei quali è responsabile dello sviluppo di una tipologia di copione. Le ingiunzioni di primo tipo, socialmente accettabili e moderate, sono dirette e sono rinforzate da chiari cenni di approvazione o disapprovazione. Le ingiunzioni di secondo tipo sono ordini complicati e rinforzati in modo ambiguo attraverso ad esempio, sorrisi accattivanti e sguardi minacciosi di disapprovazione. Le ingiunzioni di terzo tipo sono ordini duri, severi e irragionevoli, spesso rinforzati attraverso la paura.

Le tipologie di copione che ne derivano sono, rispettivamente, il vincitore, il non- vincitore e il perdente. Ciò che discrimina questi tipi di copione non è il tipo di ambizioni che si prefigge il soggetto, ma è piuttosto il principio di realizzazione interiore del soggetto stesso. E’ utile notare, sostiene Berne, che la persona che si pone di avere due figli o di saltare fino a quattro metri e vi riesce, è sempre un vincitore; l’uomo che invece si promette di avere quattro figli e ne ha solo tre e si propone di saltare fino a quattro metri e mezzo e salta fino a quattro metri e quaranta centimetri, pur essendosi posto oibiettivi meno ambiziosi è un non-vincitore.

 Il Vincitore è colui che ottiene il suo tornaconto attraverso gli slogan di contro-copione impartiti dal Genitore e che diventa pertanto una persona che nella vita si impone degli obiettivi e li rispetta. Nella vita si esprime con termini del tipo: “Ho fatto uno sbaglio, ma non capiterà più”, “Ora ho capito qual’è il modo giusto per farcela”.

 Il Perdente è la persona che ottiene il suo tornaconto negativo a partire dalle provocazioni e seduzioni dello Stato dell’Io bambino del suo genitore. Nella vita si espone senza una giusta causa a inconvenienti o malattie e nell’infanzia si è posto degli obiettivi raggiungibili solo attraverso difficoltĂ  e sofferenze; si esprime spesso in termini del tipo: “Se solo…”, “Bisognerebbe che io…”.

 Il Non- vincitore è colui che ottiene il suo tornaconto a partire dalle ingiunzioni ricevute dai genitori ed è la persona che cerca di impegnarsi al massimo per raggiungerei suoi obiettivi, ma non riesce mai effettivamente a realizzarli. Le sue espressioni tipiche sono del tipo: “Perlomeno non ho….”

Un’altra modalità di discriminare i copioni è osservare quanto essi permettano al soggetto di strutturare il suo tempo. Questi copioni descrivono i sistemi di condizionamento attraverso i quali le persone strutturano le proprie storie di vita.

Berne (2006, pp. 152-158) individua sei tipologie di copione, che si riferiscono a questa necessità di strutturazione e li descrive rifacendosi ad alcuni personaggi della mitologìa greca. I copioni individuati sono i seguenti:

1.    Mai: questo copione è impersonificato da Tantalo, che per l’eternità avrebbe dovuto soffrire la fame e la sete; chi ha tale copione ha ricevuto il divieto, da parte dei genitori, di fare ciò desiderava. Queste persone trascorrono la loro vita impedendosi di fare ciò che desiderano, pur circondandosi di tentazioni, e realizzano così il tornconto del loro copione.

2.    Sempre: questo copione è impersonificato dal mito di Aracne. Aracne sfidò la dea Minerva nel lavoro del ricamo e fu per questo trasformata in un ragno e obbligata a tessere tele per tutta la vita. Chi è caratterizzato da tale copione ha ricevuto un rimprovero malevolo del tipo: “E’ proprio questo quello che vuoi fare? Allora fallo per tutta la vita” e sono divenuti schiavi di un comportamento che li imprigiona (Ad esempio, la tossicodipendenza).

3.    Finché: questo copione è impersonificato dai miti di Giasone (costretto a non diventare re finché non avesse mostrato il suo valore, passando dodici anni in schiavitù) e da Ercole (costretto a compiere dure fatiche per poter sperare, alla fine, di realizzarsi).

4.    Dopo: questo copione è impersonificato da Damocle, a cui era stato concesso di diventare re avendo però una spada sospesa sulla sua testa. Le perone che sono caratterizzate da tale copione vivono sotto la minaccia di un incombente pericolo; il motto di questo copione è: “goditela pure per un po’, ma dopo inizieranno i guai”.

5.    Più e più volte: questo copione è impersonificato dal mito di Sisifo, condannato a portare un masso sulla cima di una collina per vederlo rotolare indietro ogni volta che si accingeva a raggiungere la vetta. Le persone caratterizzate da questo copione sono persone che si sforzano di raggiungere traguardi per vederli sempre fallire per poco.

6.    Punto e basta: questo copione porta in scena un Non-Vincitore ed è impersonificato dal mito di Filemone e Bauci, trasformati in piante di alloro come ricompensa delle loro buone azioni. Questo copione caratterizza coloro che, dopo aver conseguito un tornaconto banale, si rassegnano a sopravvivere senza aspettarsi altro.

Gli schemi maladattivi precoci- Il modello di Jeffrey Young

Young definisce “Schema maladattivo precoce” (SMP) “un modello omnicomprensivo formato da ricordi, emozioni, pensieri e sensazioni somatiche, usato per comprendere se stessi e il rapporto con gli altri, sviluppato nell’ infanzia o nell’ adolescenza, presente in tutte le fasi della vita ed evidentemente disfunzionale” [20]. Gli SMP hanno una gravità differente, che dipende sia dall’ intensità e dalla durata dell’ attivazione emotiva negativa che il soggetto sperimenta quando lo schema è attivo, sia dalla quantità di situazioni in grado di attivarlo. Le situazioni attivanti sono di solito eventi che tendono a far ricordare al soggetto un trauma subìto durante l’ infanzia o l’ adolescenza. Secondo Young è infatti possibile rintracciare nella storia del soggetto eventi che possono concorrere alla formazione di SMP e ne individua quattro tipologie: la prima è l’ esperienza di frustrazione di bisogni emotivi primari, la seconda è l’ esperienza di un trauma o un maltrattamento subìto, la terza è la sensazione di essere investito di troppa attenzione o di eccessive aspettative da parte degli altri, la quarta è l’ interiorizzazione di una persona significativa con cui il bambino si identifica introiettandone pensieri, comportamento o emozioni. I soggetti che hanno SMP da bambini hanno costruito una rappresentazione veritiera dell’ ambiente in cui sono vissuti, ma non hanno costruito una rappresentazione altrettanto veritiera delle motivazioni alla base delle difficoltà emotive sperimentate. Possono descrivere i loro genitori come freddi e distaccati, ma non sanno comprendere e fornire spiegazioni riguardo alle motivazioni delle loro difficoltà ad esprimere sentimenti ed emozioni. Nell’ ottica cognitiva i disturbi psicologici sono distinti non in base ai contenuti emotivi, ma in base alla tipologia di distorsioni cognitive e dei comportamenti da esse derivati. Lo SMP rappresenta nella mente del bambino la minaccia di sperimentare la frustrazione dei suoi bisogni emotivi primari o di sperimentare intense emozioni negative dovute alla attivazione dello schema. Young, a partire da una disamina della letteratura e dalla sua esperienza clinica individua almeno cinque bisogni emotivi primari: (1) avere legami stabili con gli atri, (2) autonomia, senso di competenza e d’ identità, (3) libertà di esprimere i bisogni e le emozioni fondamentali, (4) spontaneità e gioco, (5) autocontrollo e limiti realistici.

Per padroneggiare tale sensazione il bambino utilizza tre stili di coping: può arrendersi, fronteggiare o ipercompensare la minaccia temuta. Young individua 18 SMP, classificati in cinque domini: il Distacco e rifiuto, la Mancanza di autonomia e abilità, la Mancanza di regole, l’ Eccessiva attenzione ai bisogni degli altri e l’ Ipercontrollo e inibizione. La seguente tabella ci permette di avere una visione completa della tipologia di SMP e dei bisogni frustrati che ne sono alla base [21].

DOMINI

CARATTERISTICHE

SMP

 

 

Dominio 1

 

Distacco e

Rifiuto

Chi presenta uno o più schemi in questo dominio è convinto che probabilmente i propri bisogni di sicurezza, stabilità, cura, empatia, condivisione delle emozioni, accettazione e rispetto non saranno soddisfatti. La tipica famiglia di origine di questi soggetti è distaccata, fredda, rifiutante, iperprotettiva, poco socievole, instabile, imprevedibile o abusante.

Abbandono/InstabilitĂ 

Sfiducia/Abuso

Deprivazione Emotiva

Inadeguatezza/Vergogna

Esclusione Sociale / Alienazione

 

 

Dominio 2

 

Mancanza di autonomia e libertĂ 

Le persone con uno o più schemi in questo dominio hanno delle aspettative nei confronti di se stesse e del mondo che interferiscono con la loro capacità di differenziarsi dalle figure genitoriali, di vivere senza l’ aiuto degli altri e di crearsi una vita indipendente o acquisire determinate abilità. Generalmente questi soggetti crescono in famiglie invischiate o iperprotettive, hanno genitori che hanno minato la loro fiducia in se stessi o che non sono riusciti a fornire loro stimoli a sufficienza per acquisire le abilità necessarie per agire e vivere adeguatamente al di fuori del contesto familiare.

Dipendenza/Incompetenza

 

VulnerabilitĂ  al pericolo o alle malattie

 

Invischiamento/ SĂ© poco sviluppato

 

Fallimento

 

 

 

 

Dominio 3

 

 

 

Mancanza di regole

Chi presenta uno o più schemi in questo dominio non ha sviluppato regole adeguate in ambito relazionale e interpersonale o non riesce a perseguire obiettivi a lungo termine. Riscontra delle difficoltà nel rispettare gli altri nei loro diritti fondamentali, nell’ istaurare rapporti di collaborazione, nell’ adempiere ai propri impegni o nell’ impostare o raggiungere obiettivi personali realistici. La tipica famiglia di origine ha ostacolato il figlio nell’ assunzione delle proprie responsabilità, non gli ha insegnato a collaborare in modo proficuo con le altre persone, né a definire i propri obiettivi, perché, invece di confrontarsi con lui e definire una disciplina e delle regole adeguate, ha assunto atteggiamenti permissivi o indulgenti nei suoi confronti, è stata incapace di fornirgli un adeguato orientamento o ha manifestato un atteggiamento di superiorità. Talvolta i genitori non hanno permesso al figlio di imparare a tollerare un normale livello di sopportazione del disagio o non hanno esercitato a sufficienza le loro funzioni di controllo, orientamento e guida.

 

 

 

 

 

Pretese/GrandiositĂ 

 

 

 

Autocontrollo o autodisciplina insufficienti

 

 

 

 

Dominio 4

 

 

 

Eccessiva attenzione ai bisogni degli altri

Chi presenta uno o più schemi in questo dominio mostra un’ eccessiva attenzione ai desideri, sentimenti e alle reazioni degli altri, trascurando i propri bisogni allo scopo di conquistare l’ amore e l’ approvazione degli altri, preservare le relazioni interpersonali o evitare che gli altri possano reagire negativamente. Il soggetto tende a reprimere le proprie sensazioni di rabbia e a non tenere in considerazione le proprie inclinazioni, oppure ne è del tutto inconsapevole. La tipica famiglia di origine è caratterizzata da un atteggiamento di accettazione incondizionata, per cui il bambino si sente obbligato a reprimere alcuni aspetti importanti della propria personalità per conquistare l’ amore, l’ attenzione o l’ approvazione degli adulti. In molti casi i genitori prestano maggior attenzione ai propri desideri o ai propri bisogni emotivi – o alle apparenze e allo status sociale- che ai sentimenti o alle esigenze del figlio.

 

 

 

 

 

Sottomissione

 

 

Autosacrificio

 

 

Ricerca di approvazione o riconoscimento

 

 

 

 

Dominio 5

 

 

Ipercontrollo e inibizione

Le persone i cui schemi rientrano in questo dominio reprimono talmente i propri sentimenti, le proprie preferenze e i propri impulsi spontanei o sono così concentrate a soddisfare gli standard severi e le aspettative rigide di carattere prestazionale o etico che hanno interiorizzato, da trascurare i piaceri della vita, l’ espressione di sé, il riposo, le relazioni intime o la salute. La tipica famiglia di origine è cupa, esigente e, in alcuni casi, punitiva: le prestazioni, il dovere, il perfezionismo, il rispetto delle regole, la repressione delle emozioni e il tentativo di non commettere errori hanno un ruolo prioritario sui piaceri e le gioie della vita, sul benessere e sul riposo individuale. Generalmente lo schema induce il soggetto a vivere in una condizione di costante pessimismo e nella continua preoccupazione che qualcosa di negativo possa accadere se non rimane costantemente vigile e attento.

 

 

 

NegativitĂ  /Pessimismo

 

Inibizione Emotiva

 

Standard Severi / Ipercriticismo

 

Punizione

 

Le strategie di coping

Il soggetto adulto, quando sperimenta la minaccia dovuta all’ attivazione dello schema, può reagire attraverso le tre modalità che usava da bambino: la resa, l’ evitamento o l’ ipercompensazione .Queste strategie di coping, però, spesso non sono più adatte a gestire le situazioni che il soggetto vive, minano la sua possibilità di adattarsi all’ ambiente in modo più funzionale, costituiscono una importante fonte di mantenimento dello schema maladattivo precoce e possono indirizzare le scelte esistenziali delle persone.

La resa impedisce di tentare di evitare o contrastare lo schema, portando invece ad accettare incondizionatamente il suo istaurarsi e a rivivere le reazioni emotive negative che esso determina. Le persone che utilizzano questa strategia di coping tendono a istaurare rapporti simili a quello vissuto in modo disfunzionale con il caregiver con cui avevano la relazione piĂą problematica da bambini; questi soggetti, assumendo un atteggiamento passivo e accomodante, tendono a mantenere lo schema maladattivo. Ad esempio, i soggetti con uno schema Abbandono/InstabilitĂ  possono tendere a intraprendere e portare avanti con ostinazione relazioni con partner poco affettuosi e poco motivati.

L’ evitamento porta ad evitare spesso interi ambiti esistenziali, connessi all’ attivazione dello schema e a evitare tutte le emozioni, le situazioni, i pensieri che sono connessi ad esso. Ad esempio, chi ha uno schema di Fallimento può tendere ad evitare di investire in lavori che richiedano assunzioni di responsabilità e può preferire incarichi e mansioni inferiori alle sue reali capacità.

L’ ipercompensazione è l’ atteggiamento di chi, per osteggiare lo schema disfunzionale, tende ad assumere comportamenti e pensieri tali da permettergli di non percepirsi più vulnerabile e impotente: il soggetto tende a contrattaccare lo schema per non esserne vittima. Questa strategia, che potrebbe apparire funzionale, diviene patologica quando è sproporzionata alle situazioni attivanti ed è utilizzata in maniera ipervalente. Un esempio di uso dell’ ipercompensazione è quello della persona che, avendo uno schema di Deprivazione Emotiva, tende a compensare lo schema chiedendo aiuto agli altri in maniera talmente eccessiva da trasformare le sue richieste in pretese.

L’ attivazione di uno schema, indipendentemente dalla strategia di coping che utilizza il paziente, è percepita come la minaccia di poter vivere nuovamente esperienze emotivamente pregnanti e dolorose di cui egli ha già fatto esperienza nell’ infanzia. L’ attenzione e l’ attitudine a proteggersi dall’ attivazione dello schema può assumere i connotati di scopo negativo sovraordinato talmente importante da configurarsi come scopo di vita del soggetto. Le persone, in altri termini, nel prendere decisioni esistenziali, tenderebbero a porsi lo scopo di non rivivere mai più tali esperienze.

Secondo Young il principio che regola il mantenimento degli schemi maladattivi è la “coerenza cognitiva”: sebbene uno schema comporti l’attivazione di emozioni negative, esso tuttavia rappresenta nella mente del soggetto un evento già conosciuto e permette perciò di mantenere una visione stabile di se stessi e degli altri. I pazienti, nota Young, tendono a ricercare attivamente quelle situazioni che più frequentemente attivano i loro SMP, che in questo modo guidano il pensiero, il comportamento e le interazioni sociali del soggetto.

I mode disfunzionali

Un concetto cardine del modello di Young è quello di mode, definito come un “l’insieme di schemi e di relative operazioni (adattive o maladattive) attivi in un paziente in un dato momento”[22]. Esso comprende sia gli stati emotivi del paziente che le strategie di coping che egli utilizza.

 Il concetto di mode nasce nello studio di pazienti con disturbo borderline di personalità. Young notò che tali pazienti presentavano un numero troppo elevato di schemi e che pertanto era difficoltoso affrontarli tutti contemporaneamente; inoltre questi soggetti presentavano repentine mutazioni a carico sia della sfera emotiva che cognitiva, quindi risultava estremamente difficile applicare alla loro psicoterapia un modello teorico basato su schemi tipici e caratteristici delle persone in quanto non sembrava efficiente nel rendere conto dei passaggi da uno stato all’altro. Young sottolinea che il mode può essere considerato come uno stato mentale dissociato, ossia come un aspetto di sé, comprendente specifici schemi e risposte di coping, non integrato con gli altri. Da questo punto di vista i mode possono essere differenziati a seconda del livello di dissociazione in cui si collocano. Se il livello di dissociazione è basso il soggetto usa differenti mode contemporaneamente, pur mantenendo un intatto senso dell’identità. Se il livello di dissociazione è elevato il soggetto utilizza differenti mode, senza però essere consapevole dell’esistenza degli altri. Nel funzionamento normale, sottolinea Young, possono essere presenti quindi più mode contemporaneamente (è il caso, ad esempio, di un evento che ci rende contemporaneamente tristi e felici). I mode sono comunque caratterizzati da una maggiore flessibilità, quindi sono capaci di adattarsi ai cambiamenti.

Nella pratica clinica la conoscenza e il lavoro sui mode si rivela particolarmente utile soprattutto nelle situazioni in cui il paziente è molto rigido o evitante, nelle situazioni in cui avvengono repentini cambiamenti nell’umore o nell’atteggiamento, nelle situazioni in cui il paziente è fortemente autocritico e nelle situazioni in cui il paziente è incapace a fare scelte. In questi casi si può notare la prevalenza di più mode in contrapposizione tra loro e che il paziente non riesce a integrare.

Young individua dieci mode, raggruppati in quattro categorie: i mode Bambino, i mode Coping Disfunzionale, i mode Genitore Disfunzionale e il mode Adulto funzionale.

La categoria mode Bambino comprende mode innati ed universali, presenti fin dalla nascita e distinti in mode Bambino Vulnerabile, Bambino Arrabbiato, Bambino Impulsivo e Bambino Felice.

Il soggetto che presenta un mode Bambino Vulnerabile (che rappresenta il bambino umiliato, abusato, rifiutato o deprivato ed è l’espressione della maggior parte degli schemi disfunzionali) tende ad essere spaventato, triste, sopraffatto e impotente, costretto a imbattersi nelle difficoltà da solo, senza l’aiuto degli adulti di cui avrebbe bisogno per sopravvivere. Gli SMP associati possono essere l’Abbandono, la Sfiducia/Abuso, la Deprivazione Emotiva, l’Escusione Sociale, la Dipendenza, la Vulnerabilità, l’Invischiamento o il Pessimismo.

Il soggetto che presenta un mode Bambino Arrabbiato (che rappresenta la parte di sé che prova rabbia a causa dei bisogni insoddisfatti o a causa della percezione di essere stato trattato ingiustamente) tende a manifestare improvvisi scoppi di ira in correlazione all’attivazione degli SMP tipici del Bambino Vulnerabile o in correlazione all’attivazione dello SMP Sottomissione.

 Il soggetto che presenta un mode Bambino Impulsivo (che rappresenta la parte di sé che reagisce, prova emozioni, e agisce in base ai propri desideri a prescindere dalle conseguenze) tende a non tollerare la frustrazione e il differimento della gratificazione dei suoi bisogni. Appare viziato, aggressivo, impaziente, pigro e dotato di scarso autocontrollo. Gli SMP associati a questo mode sono lo schema Pretese e l’Autocontrollo. Il soggetto che presenta un mode Bambino Felice (che rappresenta lo stato di sé pienamente soddisfatto nei suoi bisogni emotivi del momento) si sente al momento appagato ed amato, tanto che in questo stato non è attivo nessun SMP.

La categoria mode Coping Disfunzionale è costituita da tre mode: il Protettore distaccato, l’Ipercompensatore e l’Arreso Compiacente. Questi mode nascono come strategie per poter sopravvivere in un ambiente che il bambino percepisce ostile, incapace di soddisfare i suoi bisogni emotivi. In età adulta, quando il soggetto si confronta con la più complessa realtà esterna queste strategie divengono disadattive.

Il soggetto che presenta un mode Protettore Distaccato (corrispondente allo stile di coping l’ evitamento) si sente vuoto e appare cinico e distaccato, isolato socialmente, iper-fiducioso in se stesso. I pazienti che vertono in questo stato cercano di sfuggire al dolore provocato dagli SMP attraverso il distacco emotivo, l’uso di stupefacenti, l’isolamento o altre forme di fuga.

Il soggetto che presenta un mode Ipercompensatore (corrispondente allo stile di coping ipercompensazione) tende a combattere gli SMP maltrattando gli altri o assumendo atteggiamenti volti a confutarli. Ad esempio, se si sente in colpa tende a colpevolizzare gli altri, se si sente sottomesso tende a prevaricare gli altri.

Il soggetto che manifesta un mode Arreso Compiacente (corrispondente allo stile di coping evitamento) si sottomette totalmente agli schemi, assumendo il ruolo di bambino passivo e impotente che si arrende agli altri. Appare passivo e dipendente, tanto da lasciarsi maltrattare, trascurare, controllare o svalutare dagli altri pur di preservare la relazione o evitare ritorsioni.

La categoria mode Genitore Disfunzionale è costituita da due mode che il soggetto manifesta quando adotta lo stesso atteggiamento che i genitori avevano nei suoi confronti da bambino. Il suo modo di pensare e di agire rispecchia quindi quello che ha osservato da bambino nell’adulto che ha interiorizzato. I mode Genitore Disfunzionale sono definiti Genitore Esigente e Genitore Punitivo.

Il soggetto che verte in un mode Genitore Esigente (che fa continue pressioni sul bambino affinché raggiunga standard elevati) sente che la perfezione è giusta e il fallimento o la spontaneità sono sbagliati. A questo mode si associano prevalentemente gli SMP Standard Severi e Autosacrificio.

Il soggetto che presenta un mode Genitore Punitivo (che punisce uno dei mode Bambino quando esprime i propri bisogni o commette errori) tende ad accusarsi di essere cattivo, inadeguato e sbagliato e può manifestare atteggiamenti autolesivi. Spesso è tipico di soggetti con un Disturbo Depressivo maggiore o con Disturbo Borderline di Personalità. Gli SMP associati a questo mode sono la Sottomissione, la Punizione, l’Inadeguatezza e la Sfiducia/Abuso. Spesso questi due mode sono presenti contemporaneamente: in questo caso il soggetto tende a porsi obiettivi elevati e a punirsi se non riesce a raggiungerli.

L’Adulto Funzionale, infine, è descrivibile come la parte sana del Sé, che consente di avere un equilibrio e di bilanciare e controllare l’eventuale attivazione emotiva disfunzionale innescata dai mode precedentemente descritti. Gli interventi di Mode Work sono finalizzati a rafforzare questo mode. Le sue funzioni principali sono: ascoltare e proteggere il Bambino Vulnerabile, impartire delle regole al Bambino Arrabbiato e al Bambino Impulsivo e contrastare o moderare i mode Genitore Disfunzionale e Coping Disfunzionale.