Giugno 2021 (27)

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Giugno 2021 (27)

di Alessandra Iannucci e Chiara Mignogna

In un momento storico in cui sia il lavoro clinico che la formazione vengono svolte a distanza, questa rivista continua a rappresentare un punto di contatto e di confronto, seppur virtuale, tra colleghi che svolgono con passione questa professione o che vi si avviano.

Per tale ragione, √® per noi un piacere presentare l‚Äôuscita di questo nuovo numero di ‚ÄúPsicoterapeuti in formazione‚ÄĚ.

I contributi teorici di questa 27sima edizione sono i seguenti:

Lucia Anna Belviso illustra gli ingredienti cognitivi che sono alla base della perdita di una persona cara, in particolare della cosiddetta ‚Äúperdita ambigua‚ÄĚ. La perdita ambigua si verifica quando la persona √® fisicamente presente ma psicologicamente assente, come nel caso delle persone affette da demenza. In questo caso, il processo di accettazione del lutto per il caregiver pu√≤ bloccarsi, prolungarsi nel tempo e intensificarsi, divenendo patologia. Tra gli strumenti terapeutici supportati da prove di efficacia in letteratura, l‚Äôautrice mette in luce un approccio integrato di CBT e ACT.

Il secondo contributo teorico di Silvia Paparusso e colleghe mette in evidenza il tema della violenza assistita del minore nell‚Äôambito dei maltrattamenti intra-familiari. L‚Äôesperienza traumatica vissuta all‚Äôinterno delle mura domestiche ha effetti lesivi non solo sul bambino, ma anche sul genitore non maltrattante. Per tale ragione √® importante un trattamento multi-modale con interventi rivolti al sistema familiare, in particolare alla relazione madre-bambino. La Trauma-Focused Cognitive Behavioral Therapy (TFCBT) e la Child‚ÄďParent Psychotherapy (CPP) sembrano rispondere a questa esigenza, con consistenti evidenze di efficacia, accompagnando minore e caregiver non maltrattante nella costruzione di una narrativa della violenza subita per favorire l‚Äôaccettazione autentica dei vissuti traumatici.

Nel lavoro di Francisca Trombetti viene illustrata una strategia psicoterapeutica efficace nella riduzione della ricorrenza depressiva, ossia la Well Being Therapy. Il lavoro si apre con un breve inquadramento dei disturbi depressivi, analizzando in particolar modo il problema della ricaduta depressiva. La Well-Being Therapy, elaborata da Giovanni Fava, si avvale di tecniche cognitive-comportamentali e si basa sul monitoraggio del benessere psicologico che il paziente impara ad incrementare.

Nella sezione clinica troviamo i seguenti casi clinici:

Lucia Anna Belviso presenta il caso di Flora, figlia di una donna affetta da malattia di Alzheimer. L’autrice evidenzia le emozioni tipiche causate dal caregiving. Il quadro depressivo di Flora è complicato da un aspetto di personalità narcisistica che contribuisce a bloccare l’accettazione della perdita ambigua.

Fabrizia Tudisco e Carlo Buonanno presentano il caso di Giovanni con un disturbo di ansia sociale in concomitanza di una condizione di ginecomastia che lo accompagna da anni. I tentativi di soluzione adottati dal paziente, al fine di difendere il proprio valore personale, hanno effetti controproducenti e spingono il ragazzo ad adottare strategie disfunzionali compromettendo importanti scopi di vita. L’aspetto interessante di questo caso è la capacità del terapeuta di riconoscere le fasi di impasse terapeutico, tollerando i momenti di stasi e le ricadute, frequenti nei pazienti complessi in cui vi è una comorbidità con un disturbo narcisistico di personalità.

L’elemento centrale del lavoro di Vera Rota evidenzia come il legame tra DPTS e narcisismo risieda in una costruzione personologica altamente reattiva ad esperienze negative, soprattutto nel momento in cui queste minacciano l’immagine positiva di sé e la visione di sé come effettivamente capace di farvi fronte. Nel caso di Andrea le caratteristiche di personalità narcisistica impediscono la risoluzione dell’evento traumatico, contribuendo al persistere della patologia post-traumatica.

Il caso di Maria, presentato da Giulia Armani, rappresenta un chiaro esempio delle possibili conseguenze psicologiche di un’infanzia caratterizzata da profonda trascuratezza emotiva e dunque, in questo senso, traumatica. Le persone che restano intrappolate in questi schemi di deprivazione emotiva e inadeguatezza, spesso, come Maria, faticano, nel corso della vita, a costruire relazioni soddisfacenti, ricreando nuovi contesti traumatici.

Buona lettura a tutti

 
Alessandra Iannucci e Chiara Mignogna Presentazione del numero
Articoli teorici
Lucia Anna Belviso Caregiving e Demenza. Gli ingredienti cognitivi della perdita e il trattamento CBT/ACT del lutto ambiguo pp. 3-26                                                   
Silvia Paparusso et al. L’approccio multi-modale nei casi di violenza assistita intrafamiliare: strumenti e interventi psicologici pp. 27-42
Francisca Trombetti La Well Being Therapy nella cura delle ricadute della Depressione pp. 43-63          
Casi clinici
Lucia Anna Belviso                                                                 Il caso di Flora. Disturbo Depressivo Maggiore, con ansia, in personalità con tratti narcisistici pp. 64-73
Fabrizia Tudisco e Carlo Buonanno                                Giovanni: un caso di ansia sociale e disturbo narcisistico di personalità pp. 74-94
Vera Rota¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†¬† ‚ÄúL‚Äôuomo di fiducia‚ÄĚ Andrea, un caso di disturbo post-traumatico da stress e di disturbo di personalit√† narcisistica pp. 95-111
Giulia Armani                              Il caso di Maria: le conseguenze di un’infanzia traumatica pp. 112-125
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2021-11-19T20:19:13+01:00Articoli|

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