Numero 1, Giugno 2008

Il primo numero della rivista raccoglie alcuni interessanti contributi che rendono merito delle peculiari caratteristiche di applicazione e definizione in protocolli tematici della terapia cognitivo-comportamentale (TCC). È infatti indubbia l’ampia possibilità di estrapolare da una solida matrice teorica come quelle cognitivista e comportamentista una serie di programmi di intervento dedicati a specifici disturbi o sintomatologie, così come è poi possibile e auspicabile sottoporle a sperimentazione per appurarne gli esiti in ambito terapeutico.

Metaforicamente la TCC può essere vista come una montagna, solida, prominente, ben ancorata al terreno, resistente agli agenti atmosferici, e sempre pronta ad accogliere alpinisti ed escursionisti. Questi ultimi devono però ben attrezzarsi per scalarla, così come i terapeuti devono formarsi al meglio, e durante tutta la vita professionale, per padroneggiare al meglio questa terapia e la ricerca che la sostiene.

In questo numero si prendono in esame tre esempi molto diversi di disturbo a cui sono state adattate forme diverse di TCC.

Andrea Novelli, nel suo elaborato, illustra l’applicazione della TCC nella disfluenza verbale, comunemente conosciuta come balbuzie, evidenziandone l’utilità non solo nella risoluzione del problema specifico di fluenza ma anche nel trattamento delle cognizioni e delle condotte che concorrono al mantenimento del disturbo.

Segue il contributo di Natascia Duca, il quale si concentra sul Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS), sull’applicazione della TCC con tale disturbo, e sulla necessità di una definizione più ampia del concetto di trauma rispetto a quella espressa dal DSM, che includa anche gli eventi soggettivamente percepiti come minacciosi oltre che quelli chiaramente e oggettivamente pericolosi per l’integrità fisica dell’individuo.

Laura Grigoletti si occupa invece di illustrare la TCC applicata all’insonnia primaria cronica, denominata TCC-I, e lo fa descrivendo in maniera esauriente e particolareggiata il trattamento, suddiviso nelle sue tre componenti principali uno di psico-educazione, uno cognitivo ed uno comportamentale, ciascuno composto da un protocollo strutturato e da una serie di procedure standardizzate.

La sezione delle tesi si chiude con la trattazione sull’assertività di Milena Pedrotti, unico contributo a distaccarsi dal tema centrale del numero ma non per questo meno importante. Il training assertivo infatti avrebbe un forte ruolo nella riduzione delle emozioni negative collegate all’impossibilità di esprimere i propri sentimenti, le proprie idee in modo soddisfacente e socialmente efficace, e in ultima analisi nella riduzione dei livelli di cortisolo e nella funzionalità del sistema immunitario sotto stress.

Chiude il numero il caso clinico di Monia Scoponi, che espone e sintetizza l’intervento psicoterapeutico di un bambino con un disturbo oppositivo-provocatorio, durante il quale è stata effettuata un’ integrazione di strategie e tecniche cognitivo-comportamentali, all’interno di un setting multiplo, caratterizzato dall’intervento sul paziente stesso e sui genitori

 

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