di Giulia Pelosi

 

La miniserie TV MANHUNT- Unabomber creata da Andrew Sodroski, Jim Clemente e Tony Gittelson, ripercorre le fasi dell’identificazione, della cattura e, infine del processo di un terrorista del tutto sui generis, Ted Kaczynski, interpretato da un magistrale Paul Bettany.

Un criminale insolito che l’FBI inseguì per ben 18 anni e che, infine, venne catturato utilizzando la linguistica forense, inventata dal profiler Fitzgerald (Sam Worthington) che si era convinto che il linguaggio potesse essere l’unico modo per trovare un uomo impossibile da trovare.

La prima puntata si apre con un monologo inquietante che descrive l’automatismo del servizio postale americano, e come, ogni uomo si limiti a comportarsi come una macchina affinché le lettere e i pacchi arrivino ogni giorno nelle nostre case:

“…E visto che siete tutti un branco di pecore, che non sapete fare altro che obbedire, io posso raggiungervi e toccare chiunque, ovunque sia, posso raggiungere e toccare te, proprio adesso” ….BOOOM!!!  Unabomber ha colpito di nuovo .

Ma come può un brillante docente di matematica di Harvard puliripremiato, trasformarsi in uno dei più famosi e ricercati terroristi della storia degli Stati Uniti?

Ted Kaczynski, alias Unabomber (UNiversity and Airline BOMber) chiamato così per i suoi obiettivi specifici e per la sua metodologia, era docente universitario, ecologista, anarchico, un eremita che dalla sua piccola casetta nel bosco spedì 16 pacchi bomba, uccidendo tre persone e ferendone 23.

I pacchi bomba erano firmati FC, ovvero “Freedom Club”. Un Club a cui però apparteneva solamente lui.

Un uomo dall’intelligenza al di sopra della media, che ha goduto fin da giovanissimo di una personalità piuttosto particolare.

Laureatosi ad Harvard a soli 16 anni bruciando tutte le tappe, sviluppò un carattere solitario, diffidente verso il resto del mondo, a causa di una serie di vicende che lo traumatizzarono nel profondo.

Fra queste, una in particolare potrebbe spiegare il successivo sviluppo di un disturbo paranoide di personalità: la partecipazione “inconsapevole” ad un programma segreto progettato dalla CIA chiamato “MK Ultra”.

Un programma (nel quale Ted fu condotto con l’inganno di un professore luminare di Psicologia) che ricercava metodi e strumenti e sostanze psicotrope per avere piena facoltà di controllo sulla mente delle persone che interrogava.

Si trattava di metodi (spesso illegali) di “programmazione” dell’individuo per cui le cavie umane sottoposte a sessioni di ipnosi, lsd, elettroshock e quant’altro, per poi essere indotte a dare la propria vita per una specifica missione, come un omicidio ad esempio, per poi dimenticarsene completamente. O magari, suicidarsi subito dopo.

L’esperimento durò più di 2 anni, e Kaczynski, ne uscì profondamente devastato.

Si ipotizza che la forte rabbia per aver subito delle gravi ingiustizie e torture possa aver piantato in lui il seme antisociale e reattivo che culminerà con la costruzione di bombe artigianali volte ad attaccare il progresso e lo sviluppo tecnologico. Poco dopo la laurea, Kaczynski lascia il mondo accademico e prova rifarsi una vita lavorando nella ditta del fratello. Le cose però non andranno bene, infatti, dopo un forte litigio, Ted decide di ritirarsi per sempre dalla società civilizzata: si costruirà un capanno nei boschi del Montana dove vivrà in piena armonia con la natura incontaminata, senza acqua corrente o elettricità.

Episodio dopo episodio ci renderemo conto che molte sono le cause che possono aver dato forma a questo suo comportamento criminale perché, in fondo, quella di Ted è la storia di un bambino superdotato che non è mai riuscito ad inserirsi in un ambiente e/o contesto, costretto ad affrontare spesso l’esclusione, il disprezzo, l’umiliazione e dulcis in fundo l’inganno, lo sfruttamento e l’abuso di un programma del governo.

In una toccante lettera indirizzata al fratello, Ted racconta proprio di quando fu usato come cavia nel progetto che mirava a plagiare la mente umana, esperimento che sarebbe poi servito per assoggettare le spie sovietiche.

Il giovane, non ancora Unabomber, racconta che ogni volta tornava dal professore pur sapendo che l’avrebbe sottoposto ancora e ancora a quella tortura, ma tornava per dimostrare che lui, non si sarebbe fatto piegare.

Era un genio sì ma emotivamente vulnerabile, che viveva costantemente il dramma di non essere capito da nessuno; e forse fu proprio l’incomprensione della gente a farlo giungere all’amara conclusione che, l’unica maniera per farsi ascoltare davvero, era quella di far esplodere la verità. L’idea che questo matematico sviluppò è che le persone sono manipolate e schiave di tutti i progressi tecnologici, prive di ogni possibilità di scelta e dunque, di libertà.

Schizofrenia paranoide? Disturbo antisociale della personalità?

Queste sono state alcune spiegazioni date dai medici psichiatri in accordo con gli avvocati difensori, al fine di poter chiedere un’attenuazione della pena, ed offrire al tempo stesso alla popolazione una spiegazione plausibile a qualcosa che non si riusciva a capire.

Ma, man mano che ci addentriamo nella storia di Unabomber si può osservare che Ted Kaczynski non soffre esattamente di un disturbo antisociale della personalità, e neanche di schizofrenia, anzi, non è nemmeno propriamente e puramente un terrorista. Unabomber è più un paranoico che vuole trasmettere un’idea e, quella idea, lui la sostiene con un alto grado di convincimento tanto che vuole farla sentire a tutto il mondo, anche a costo di farlo saltare in aria. É un uomo che mette in atto procedure pseudo-diagnostiche, formulando un’ipotesi e tenendo conto in maniera esclusiva solo dei dati e degli elementi che vanno a convalidare quell’ipotesi stessa. Appare freddo e distaccato e preferisce limitare i contatti con gli altri ed isolarsi conducendo, anche se con sofferenza, uno stile di vita solitario.

La caratteristica essenziale del suo disturbo è, la persistente interpretazione delle intenzioni degli altri: traditori che sfruttano, manipolano, danneggiano ed ingannano. E Unabomber porta ancora quel rancore e non è disposto a perdonare neanche il minimo torto che ha subito.

La parola chiave per capire il suo disturbo è “sfiducia”.

Ted non è delirante, ma le sue convinzioni sono molto pervasive e la percezione della minaccia è alta e generalizzata. Ha un chiaro obiettivo: schierarsi contro il progresso, contro la società moderna che a quanto pare tende a manipolarci ed annullarci. Quello che descrive è un mondo malato, per cui l’unica cura, per lui può essere solo un’esplosione.Il suo scopo dunque sembra quello di distruggere per poi ricostruire così com’era prima dell’avvento della tecnologia, quando l’uomo sapeva apprezzare la natura e non aveva ancora imparato a sottometterla e devastarla.

Le sue vittime difatti non erano per nulla casuali come pensava inizialmente l’FBI, bensì, rappresentavano simboli ed emblemi di quella società malata, tra questi: esponenti delle accademie scientifiche, manager, dirigenti di agenzie e aziende tecnologiche.

Solo seminando terrore la gente lo avrebbe potuto ascoltare e comprendere, perché, per Unabomber, oramai la specie umana era composta da automi, e l’unico modo per risvegliarli da quel torpore era quello di fargli provare un’intensa paura.

I deficit metarappresentativi più rilevanti in Ted sono relativi al decentramento (formula ipotesi sul funzionamento mentale altrui da una prospettiva egocentrica) e alla differenziazione (non riesce a distinguere la realtà soggettiva percepita interiormente da quella esteriore).

Dalla storia di Kaczynski impariamo che ciò che trasformò l’uomo in un mostro probabilmente fu l’inganno ed il tradimento di coloro a cui lui teneva: la prime volte quand’era ancora un bambino, la seconda in occasione della sperimentazione cui fece da cavia.

Così Ted Kaczynky, sentendosi profondamente isolato, solo ed incompreso, divenne Unabomber, sostenuto da un senso di ingiustizia subita si convinse in modo rigido ed irremovibile che il suo scopo, per giungere a realizzazione, necessitava di essere perseguito con qualsiasi mezzo e a qualunque costo.

E’ incontrovertibile che alcune sue idee ed ideali, così come il suo famoso saggio ‘La società industriale e il suo futuro’, vero e proprio manifesto del suo pensiero, possano essere in qualche modo condivisibili e presentino ancora oggi un certo fascino.

Unabomber vittima del suo disturbo fece un grave errore: credere che l’unico modo per far arrivare un’idea così importante fosse quello di imporla con la violenza, ma la violenza colpisce troppo a fondo per far sì che la gente si fermi a riflettere su ciò che gli è stato mostrato.

Arriva solo l’orrore, penetra solo il terrore e la cattiveria.