di Giulia Pelosi

 

The Good Doctor non è il solito racconto del genio che risolve casi complicatissimi facendo diagnosi a cui nessuno mai sarebbe arrivato, ma è la straordinaria storia che segue le vicende di Shaun Murphy, un giovane chirurgo con autismo ad alto funzionamento e sindrome del savant (in lingua italiana resa con idiota sapiente).

Dopo aver vissuto un’infanzia difficile e travagliata, Shaun decide di lasciare la campagna e trasferirsi in città per unirsi al prestigioso dipartimento di chirurgia del San Jose St. Bonaventure Hospital. Le battaglie quotidiane che dovrà affrontare per via della sua condizione particolare, aprono una finestra sui problemi dei ragazzi autistici, sui pregiudizi sociali e sulle difficoltà che incontrano, anche nel fare cose semplicissime come prendere un autobus o recarsi a lavoro.

Se da una parte Shawn godrà sempre della protezione e della vicinanza del Dr. Aaron Glassman, il primario dell’ospedale che lo conosce fin da quando era piccolo, dall’altra avrà a disposizione la sua speciale memoria che lo aiuterà nelle diagnosi e negli interventi più difficili. Questa sua spliter skill parla il linguaggio dell’anatomia, e quando la materia richiama l’attenzione sul suo genio, tessuti, organi, vene e ghiandole fluttuano davanti ai suoi occhi come fossero illustrazioni tridimensionali strappate da un atlante di anatomia. Stiamo parlando in realtà di due straordinarie capacità: la memoria fotografica e la memoria eidetica. Queste due abilità vengono spesso considerate uguali, pensando che l’individuo capace di una memoria eidetica, per esempio, sia in grado di avere un’immagine incisa nella testa di qualcosa di preciso, in realtà è molto più di questo. Il cervello è in grado di trattenere le immagini, i suoni e le sensazioni provenienti dagli altri sensi. Possiamo immaginare questo tipo di memoria come un grande database dotato di un alto grado di precisione nell’immagazzinamento di percezioni, suoni, ed immagini.

Quindi una capacità che, per la sua complessità, va ben oltre la memoria fotografica.

Di precisione, con il termine memoria eidetica s’intende proprio la capacità naturale del cervello di ricordare intere porzioni o frammenti di elementi visivi, uditivi e percettivi anche se esposti per un minimo tempo.

Nonostante il disturbo del Dr. Murphy sia effettivamente caratterizzato dal ridotto interesse per la condivisione di attività o emozioni e, in generale, per l’altro, dalla mancanza di iniziativa e/o risposta nell’interazione sociale, dalla difficoltà nell’uso e nella comprensione della comunicazione non verbale, dall’eccessiva aderenza a routine e rituali con conseguenti manifestazioni di estremo stress anche in caso di piccoli cambiamenti, da interessi eccessivamente ristretti da cui è a volte sembra impossibile distoglierlo e dall’eccessiva reattività a suoni, colori, oggetti in movimento, durante il proseguimento delle puntate assisteremo all’apprendimento di diverse abilità sociali che aumenteranno non solo la sua integrazione e crescita sostanziale, ma l’accettazione graduale del suo ruolo di eccellente medico da parte dei suoi colleghi.

Episodio dopo episodio il “Buon Dottore” attraverso il modeling, ossia l’osservazione di un modello che emette un comportamento adeguato imparerà “cosa fare”. L’apprendimento avviene per imitazione, e verranno rafforzati, indeboliti o facilitati molti comportamenti. Non sarà difficile commuoversi quando vedremo che tenterà di chiedere o di offrire il suo aiuto per un intervento, quando proverà a fare dei complimenti o a muovere critiche in modo costruttivo, accettando ogni tanto anche le idee degli altri. Imparerà a non rispondere sempre con atteggiamenti immaturi. Proverà ad osservare i suoi colleghi al fine di monitorare anche il loro linguaggio corporeo, scoprendo che il proprio linguaggio corporeo indica l’interesse nell’altra persona.

Un esilarante Freddie Highmore ci sorprenderà un’altra volta, lasciandoci impressionare, sperare e tifare per la crescita personale e per una qualità di vita migliore del Buon Dottore Shaun Murphy, facendocelo conoscere come un individuo ricco di sfumature, senza fargli per forza rappresentare in modo stereotipato una categoria particolare di persone.