di Chiara Riso

Questo numero raccoglie contributi diversi per temi, approcci e ambiti di intervento, accomunati dal dialogo tra ricerca e pratica clinica.

La sezione teorica si apre con il lavoro di Giuliana Di Paola, “L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) nel trattamento dei pazienti oncoematologici”. Attraverso una rassegna della letteratura, l’autrice mostra come l’ACT possa favorire un cambiamento nella relazione del paziente con il dolore e il distress psicologico, sostenendolo nell’affrontare il percorso di cura e nel mantenere un orientamento verso ciò che per lui è importante anche in presenza della malattia.

Sempre nell’ambito della terza onda, Eliana Misuraca, in “L’efficacia dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo”, approfondisce il possibile impiego del modello come complemento alla classica Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP). L’attenzione si sposta dalla soppressione dei pensieri ossessivi alla trasformazione del rapporto che la persona intrattiene con essi, in una prospettiva che può risultare maggiormente tollerabile per alcuni pazienti.

I due contributi condividono così un nucleo fondante: la flessibilità psicologica come possibile mediatore del cambiamento, in una prospettiva che non guarda soltanto alla riduzione della sintomatologia, ma anche alla possibilità di costruire una vita significativa e coerente con i propri valori.

Questo orientamento alla normalizzazione e all’accettazione dell’esperienza trova continuità nell’analisi di Chiara Fesi, “CBT e psicosi: la ricostruzione di significato”. L’autrice richiama l’importanza di superare una lettura esclusivamente biomedica della psicosi per costruire un ponte di significato tra sintomatologia e storia di vita. Attraverso la formulazione condivisa del caso e la normalizzazione dei vissuti, l’intervento valorizza il ruolo attivo del paziente nella comprensione e nella gestione della propria esperienza, secondo una cornice orientata alla recovery.

Completa la sezione, la revisione sistematica di Simona Solaro, “Il ruolo dell’Imagery Rescripting (IR) nel trattamento della sfera dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA): una valutazione sistematica della letteratura”. L’analisi evidenzia le potenzialità dell’IR nel lavoro su ricordi precoci, esperienze traumatiche e immagini corporee intrusive, sottolineandone il possibile ruolo complementare agli interventi evidence-based, in particolare nel trattamento dei nuclei legati a vergogna e autocritica.

Lo spazio dedicato ai casi clinici si apre con “Il fragile mondo di Amélie: indegnità, controllo e desiderio negato” di Margherita Strumia. Qui l’integrazione di diversi approcci si accompagna a una particolare attenzione alla relazione terapeutica e al superamento di un’impasse legata alla compiacenza. Supervisione e metacomunicazione diventano strumenti per riparare l’alleanza e riattivare il processo di terapeutico.

Segue la presentazione di Sofia Mattioli, “Disturbo d’ansia generalizzato e Disturbo da ansia di malattia: quando la terapia restituisce esplorazione ed autonomia”, incentrata sull’ansia in età evolutiva. Il lavoro mette in luce i circoli di mantenimento del funzionamento ansioso, mostrando come l’intervento possa accompagnare il passaggio dalla ricerca di rassicurazione a una maggiore autonomia e percezione di autoefficacia, valorizzando al contempo il coinvolgimento della famiglia.

Infine, “Tra vulnerabilità relazionali e ricerca di valore personale: il caso di Simona”, di Giulia Roncella, illustra il trattamento di una paziente con una marcata sensibilità all’abbandono, legata a precoci esperienze di perdita e invalidazione. L’elaborato mostra come la relazione terapeutica possa diventare un’esperienza emotiva correttiva e favorire, all’interno di una cornice sicura, il riconoscimento dei propri bisogni e modalità relazionali più funzionali, sostenendo il percorso verso una più piena autodeterminazione e un senso di valore personale meno dipendente dallo sguardo dell’altro.

Mi sembra che, nel loro insieme, questi contributi restituiscano una psicoterapia in cui modelli e strumenti diversi prendono senso a partire dalla comprensione della persona e della sua sofferenza. La ricerca e la pratica clinica si incontrano così nella necessità di interrogarsi su come la sofferenza prenda forma e si mantenga, per individuare interventi capaci di rispondere alla singolarità di chi abbiamo davanti.

È forse questa una delle nostre sfide più autentiche: coltivare curiosità e attenzione clinica, insieme alla disponibilità a rivedere le proprie ipotesi, restando aperti alla complessità dell’individuo. Una psicoterapia che, prima ancora di intervenire sulla sofferenza, sappia riconoscerne il significato e accompagnare ciascuno nella comprensione della propria storia, verso un rapporto più libero con se stesso, con gli altri e con il mondo.

Buona lettura.

Articoli teorici    
Giuliana Di Paola L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) nel trattamento dei pazienti oncoematologici pp.  3 – 29
Eliana Misuraca L’efficacia dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo pp. 30 – 59
Chiara Fesi CBT e psicosi: la ricostruzione di significato pp. 60 – 96
Simona Solaro Il ruolo dell’Imagery Rescripting (IR) nel trattamento della sfera dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA): una valutazione sistematica della letteratura pp. 97-123
Casi clinici    
Margherita Strumia Il fragile mondo di Amélie: indegnità, controllo e desiderio negato pp. 124-138
Sofia Mattioli Disturbo d’ansia generalizzato e Disturbo da ansia di malattia: quando la terapia restituisce esplorazione ed autonomia pp. 139-151
Giulia Roncella Tra vulnerabilità relazionali e ricerca di valore personale: il caso di Simona pp. 152-165

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Foto di Zuzana Ruttkay su Unsplash