I fattori predisponenti l’insorgere dell’anoressia mentale

 

Uno degli aspetti caratteristici dell’anoressia mentale è la centralità del proprio corpo. L’anoressia ha inizio come un tentativo di dominare il corpo femminile attraverso il controllo del cibo. Secondo la teoria cognitiva, l’anoressia nervosa si cristallizza quando il pensiero dominante “è essenziale che io diventi magra” regola enormemente l’autostima (Garner & Bemis, 1992; Garner & Dalle Grave, 1999).

Il corpo anoressico è un corpo “vuoto” dentro, e vuoto assume il significato di pulito, incontaminato, puro. L’atto del non mangiare, dunque, protegge il corpo femminile dal mondo esterno come una “fortezza” (MacSween, 1993).

Il corpo assume un’importanza fondamentale ed è centrale sia nello sviluppo normale che patologico soprattutto per il giovane che si trova in fase adolescenziale, una fase in cui è bersaglio di repentine e profonde trasformazioni fisiche, endocrinologiche e psicologiche (Montecchi, 1994).

Riguardo le modificazioni fisiche, Montecchi (1994) riferisce che il bambino impiega circa dieci anni della sua vita per raggiungere la consapevolezza del proprio corpo a cui corrisponde un’immagine mentale ben definita e da cui trae un senso di equilibrio e continuità. Con l’adolescenza e i cambiamenti che ne conseguono, invece, il soggetto si trova a dover mettere in discussione l’identità raggiunta e si troverà di fronte ad un duplice conflitto: la nostalgia per il corpo infantile e il cambiamento biologico imminente. Inizialmente il giovane vivrà le nuove sensazioni corporee legate anche ai cambiamenti ormonali ad essi associati, con un senso di estraneità, disagio e pericolosità. Il corpo diventa un mediatore tra il giovane e il suo mondo interno ed esterno, nel sociale tenderà ad adeguare il proprio corpo a modelli esterni sia reali (il gruppo dei pari, un familiare, ecc.) che fantasmatici (modelli proposti dai mass-media): in questo percorso le parti del proprio corpo possono subire valutazioni negative da parte del giovane stesso fino a strutturare vere e proprie fobie. Il giovane adolescente si troverà di fronte anche a diversi conflitti psicologici associati ad un dilemma legato al fascino che ancora esercita il mondo infantile e la spinta ad entrare nel mondo degli “adulti”. In questo periodo emergeranno le pulsioni edipiche da cui il giovane tende a proteggersi allontanandosi dal genitore del sesso opposto e contemporaneamente tenderà ad essere attratto da figure eterosessuali al di fuori dell’ambito familiare.

Inoltre tenderà ad opporsi energicamente al genitore dello stesso sesso vissuto come antagonista per il raggiungimento della propria individualità. Tutti questi sentimenti porteranno il giovane a rifiutare in maniera globale la famiglia con le proprie regole (Montecchi, 1994; Montecchi, 1996).

E’ a causa di queste trasformazioni che l’adolescenza viene annoverata come una delle fasi maggiormente predisponenti le diverse manifestazioni morbose che hanno come centralità la tematica corporea. In questa fase dello sviluppo psicofisico è di grande importanza la risposta della famiglia a questi cambiamenti, infatti i messaggi di accettazione e di gratificazione sono i presupposti per uno sviluppo normale, mentre messaggi derisori o svalutativi porteranno il giovane a vivere i suoi cambiamenti come negativi e ad acquisire una bassa autostima (Montecchi, 1994).

Ci sono diversi autori (Custer & Van den Bulck 2009; Tierney nel 2006) che mettono in evidenza la potente influenza di siti web pro-anoressia nella comparsa del disturbo. In una recente ricerca Custer & Van den Bulck (2009) studiarono la prevalenza dei visitatori dei siti web pro-anoressia negli adolescenti tra i 13 ai 17 anni ed esplorarono la correlazione tra la visita ai siti a favore dell’anoressia e i predittori dell’anoressia nervosa. Dai loro risultati si evince che il 12.6% delle ragazze e il 5.9% dei ragazzi visitano questi siti . Nelle ragazze la visita è associata con una maggiore deviazione verso la magrezza, una peggiore valutazione del loro aspetto fisico e di un maggiore perfezionismo. In conclusione si evince che la visita a questi siti web rappresentino per gli adolescenti potenti predittori dell’anoressia nervosa.

E’ molto difficile stabilire che cosa causi l’anoressia mentale, a tal proposito, la letteratura scientifica sull’argomento (Garner & Dalle Grave, 1999; Garner & Dalle Grave, 1999; Santoni Rugiu et al., 2000; Dalle Grave, 2001, 2003; Polivy & Herman 2002; Esposito et al., 2007) individuano alla base di questo disturbo la presenza di molti fattori a rischio sia a carattere psicologico che ambientale. Tra questi ricordiamo:

1.fattori socioculturali. La società in cui viviamo con i suoi valori con i suoi canoni tende ad avere un ruolo fondamentale nell’influenzare il modo in cui ci vediamo e valutiamo il nostro corpo. L’influenza esercitata dai mass-media tende ad essere uno dei fattori fortemente precipitanti l’eziologia del disturbo. I messaggi che ci vengono trasmessi odiernamente sono quelli di uno standard di bellezza femminile legata ad un corpo sottile e snello quasi irreale, che è alla portata di tutte con un po’ di “impegno” e di rinuncia alimentare. Ecco dunque il profilarsi di nuove diete che vengono pubblicizzate come formule magiche per poter raggiungere finalmente quella perfezione tanto bramata, ma che poi si rivelano illusorie e non fanno altro che confermare i sentimenti di fallimento e delusione. Per cercare di perdere quel “grasso” in più che le fa star male, queste ragazze ricorrono oltre a diete particolari, anche a diversi metodi quali l’abuso di lassativi o diuretici, eccessivo esercizio fisico, vomito autoindotto, sottoponendo in questo modo il proprio corpo a tutte le conseguenze negative che queste pratiche comportano. La pratica del vomito autoindotto viene esercitata soprattutto per combattere i sensi di colpa secondari alle diverse abbuffate. Dapprima questi soggetti iniziano a provocarsi il riflesso di espulsione con mezzi meccanici (cucchiai, dita delle mani, ecc.) poi però riescono ad avere lo stimolo anche con la semplice contrazione dei muscoli addominali. In questo modo il vomito rappresenterebbe per l’anoressica un modo facile per perdere peso e soprattutto una tecnica semplice per poter continuare un’abitudine alimentare anomala. Con il vomito loro possono abbuffarsi tranquillamente perché le calorie introiettate con tutti i sensi di colpa legati ad essa, vengono “espulse” attraverso questa strategia.

2.I fattori familiari. Molte ricerche sull’argomento (Minuchin et al., 1978; De Pascale, 1992; Garner & Dalle Grave, 1999; Santoni Rugiu et al., 2000; Dalle Grave, 2001, 2003) hanno sottolineato che l’anoressia mentale sia un disturbo che riflette alcuni particolari funzionamenti familiari come l’iperprotettività genitoriale che sottolinea la tendenza a decidere in prima persona che cosa è giusto per i propri figli, sia nelle scelte futili che per quelle importanti, un certo grado di invischiamento o mancanza di confini all’interno dell’ambiente familiare i cui membri tendono ad intromettersi costantemente nella vita degli altri, tendendo in questo modo ad impedire l’autonomia e la definizione dei ruoli. Sembra infatti che in queste famiglie si tenda a premiare la disciplina ed il successo più che l’autonomia. Molto spesso, inoltre, alla base della coppia genitoriale c’è un cattivo rapporto uomo/donna che tende ad essere appreso dai figli come l’unico modello possibile, il che naturalmente porterà a degli ostacoli nel rapporto di intimità con l’altro sesso. La madre viene descritta come dominante ed iperprotettiva mentre il padre assume un ruolo periferico, il quale sopraffatto dagli impegni di lavoro tende a delegare alla moglie la completa educazione dei figli (Ripa di Meana, 1995; Selvini Palazzoli et al., 1998; Santoni Rugiu et al., 2000). Molto spesso il padre del futuro paziente proviene da una famiglia numerosa e poverissima e a causa di problemi familiari è stato precocemente adultizzato (Selvini Palazzoli et al., 1998; Selvini Palazzoni, 2006). Queste famiglie si presentano molto rigide, in quanto hanno una tendenza continua ad evitare i problemi piuttosto che a risolverli, dove i genitori tendono ad essere molto esigenti per quanto riguarda lo studio, il lavoro e la vita in generale e molto critici nei confronti delle decisioni dei figli prese senza il loro consenso. Sulla base di studi condotti su gemelli sembra che questi disturbi colpiscano più membri della stessa famiglia. In realtà sembra che più che una trasmissione genetica alla base ci sia una sorta di “contagio psicologico”, un’imitazione dei comportamenti esibiti da altri membri della famiglia ritenuti importanti (Faccio, 1999; Santoni Rugiu et al., 2000).

3.I fattori individuali. Molto spesso nei soggetti con anoressia mentale o bulimia si manifestano una forte paura della maturità, del diventare “grandi”. Infatti l’età di inizio della patologia è l’adolescenza che spinge, con i suoi cambiamenti, a perdere quel corpo efebico dell’infanzia per avvicinarsi a quello di donna adulta. In questo la paziente tende a contrastare in tutti i modi la perdita di quel corpo infantile senza forme ricorrendo a diete ferree. Nei pazienti con anoressia mentale si evidenzia una profonda insoddisfazione di se stessi e un senso di fallimento rispetto la propria vita. Questi sentimenti di nullità e di disprezzo verso se stessi porta i soggetti a vedere nel controllo del cibo un modo per poter controllare attivamente la propria vita. Un’altra caratteristica del disturbo è associata ad una tendenza al perfezionismo che le porta a sottostimare qualunque risultato se non è il massimo. Qualche volta degli eventi traumatici, come abusi fisici o psicologici, portano il soggetto a cercare nella patologia alimentare un modo per punire se stessi di quell’evento verso cui se ne sentono responsabili (Mazzetti di Pietralata & Salvemini, 1998; Santoni Rugiu et al., 2000).Non di rado l’esordio dell’anoressia mentale è associato alla perdita di un legame importante. In questi soggetti si osserva anche una bassa autostima per le proprie capacità e sperano di attirare l’attenzione degli altri attraverso il proprio corpo. Molto frequente è il problema del controllo degli impulsi, infatti questi soggetti cercano di allentare le tensioni esibendo dei comportamenti di rischio come il bere, il fumare, assumere droghe, in questo quadro anche l’abbuffata diventa un modo per sconfiggere le tensioni (Santoni Rugiu et al., 2000).

Accanto a questi fattori predisponenti il disturbo alimentare dell’anoressia mentale ci sono anche coloro che danno una grande importanza ai fattori genetici (Polivy & Herman, 2002; Grice et al., 2002; Esposito et al., 2007), tanto che alcuni ipotizzano perfino che la predisposizione alla patologia sia da ricercare nel cromosoma 1 (Grice et al., 2002).

Questi studi sui fattori genetici prendono in considerazione due principali metodi di ricerca:la concordanza tra i gemelli monozigoti e la concordanza tra i gemelli dizigoti, e gli studi familiari (Faccio, 1999). In base alla letteratura sull’argomento, sembra che esiste una familiarità con trasmissione intergenerazionale per l’anoressia mentale anche se rimane ancora poco chiara la modalità di interazione tra fattori genetici e ambientali (Faccio, 1999). Per l’anoressia mentale sembra che la concordanza si aggiri intorno al 50% per i gemelli monozigoti e al 10% per i dizigoti (Faccio, 1999).