di Claudia Perdighe

Secondo i dati di una metanalisi del 2012, un paziente su cinque interrompe la terapia prematuramente: Chiara Albani, nel suo lavoro Davanti una sedia vuota: I diversi volti del drop-out, introduce un tema che inevitabilmente coinvolge ogni terapeuta: “Per un terapeuta, soprattutto se all’inizio della sua carriera, il fenomeno del drop-out e la sua interpretazione possono influenzare il successivo lavoro terapeutico.” L’aspetto interessante di questo lavoro è la presentazione, non scontata, delle definizioni di drop-out e dei fattori che influenzano il fenomeno, così come riconosciuti in letteratura.

Il lavoro di Giulia Celidonio, L’alleanza terapeutica in età evolutiva, si concentra su uno dei fattori che, al contrario, mantiene la relazione terapeutica. Nello specifico l’autrice propone una riflessione data dall’esperienza clinica nel lavoro con l’età evolutiva e su come favorire l’alleanza, piuttosto che compromettere la buona riuscita del percorso. La terapia con i bambini presenta, infatti, delle caratteristiche peculiari: si tratta di pazienti che per la maggior parte non scelgono di iniziare un percorso terapeutico, spesso non conoscono la figura dello psicoterapeuta e presentano, a seconda dell’età, specifiche competenze cognitive.

Il lavoro di Giorgio Albani è piuttosto diverso dagli articoli che di solito pubblichiamo. Lui è un medico e tratta il tema Note sull’azione tossica di alcune sostanze comuni e rare sulla mente, sul pensiero, sul comportamento. Perché pubblicarlo su una rivista per psicoterapeuti? A me sembra che, oltre a una curiosità culturale generale sugli effetti psicologici e neurotossici di sostanze diffuse, sia interessante per almeno altre due ragioni: ci suggerisce che davanti a un sintomo è sempre utile chiedersi in modo “laico” la causalità e, nello specifico, stabilire se la causa è nell’area psicologica senza darla per scontata (soprattutto laddove l’assessment non rilevi niente) quanto piuttosto, indagare cause organiche. Un esempio molto comune in terapia è un paziente che riferisce sintomi di ansia o panico (per esempio tachicardia e pressione al petto), ma all’esplorazione non emergono fattori psicologici che precedono i sintomi. È utile in questi casi indagare sulle cause possibili di quei sintomi, come un reflusso gastroesofageo (spesso associato a risvegli notturni o mattutini “con ansia”) o problemi di tipo tiroideo. Questa indagine qualche volta porta a una condivisa uscita dal percorso di terapia, o un ri-orientamento della stessa sul disagio secondario (esempio l’ansia davanti a tachicardia improvvisa). La seconda ragione di interesse è la focalizzazione dell’attenzione sulla centralità della formulazione del caso, non solo per la terapia, ma spesso anche per la diagnosi!

Sabrina Consumati, con Il lutto di B: dal timore di dimenticare alla voglia di ricordare, presenta la difficoltà ad accettare un lutto, in particolare per una valutazione secondaria della sofferenza come “fragilità e debolezza” e la credenza “se piango, non l’ho superata”. La richiesta di terapia è, infatti, “prendersi uno spazio per entrare in contatto con la sofferenza: è arrivato il momento di parlare anche del mio dolore”. Il lutto e la sofferenza durano da 5 anni, bloccando le varie aree di vita. Esito della terapia è stato “rendere normale piangere quando si prova tristezza”. Inoltre, piangere in seduta ha aiutato B. a fare esperienza del fatto che il pianto è una reazione forte, ma tollerabile e transitoria, soprattutto innocua rispetto alla capacità della mente di trattenere i ricordi.

Gianluca Cruciani con “I vestiti non mi abbandoneranno mai” – Shopping compulsivo: il caso di Cassandra, ci presenta un caso originale di shopping: focalizzato su vestiti, su un marchio specifico e con una spesa mensile piuttosto alta. Il tema individuato come centrale nella genesi e mantenimento del sintomo è il vuoto: Cassandra definisce questo vuoto come un insieme caotico di emozioni negative (tristezza, paura) in cui prevale il timore di essere abbandonata. Dopo due anni di trattamento, Cassandra è riuscita a distanziarsi dal suo disturbo, riconoscendo gli antecedenti che triggerano l’acquisto, i suoi meccanismi di mantenimento e le conseguenze emotive. È ora in grado di riconoscere le proprie emozioni, accettarle, gestirle in modo più funzionale senza ricorrere agli acquisti, che sono ampiamente diminuiti e non comportano debiti.

Micaela Di Consiglio presenta Il caso di Maria. Quando l’immaginazione supera la realtà, una ragazza di 23 anni, giunta in terapia lamentando ansia sociale e umore deflesso. Il disturbo è regolato da una credenza interna di inadeguatezza, associata ad ansia e vergogna in svariate situazioni sociali, anche in maniera anticipatoria e post-evento. Inoltre, presenta una serie di credenze naif sulle emozioni, rispetto alla loro pericolosità e immutabilità. La terapia coniuga tecniche cognitive-comportamentali e di psicologia positiva, con un miglioramento significativo del funzionamento e la remissione dei disturbi diagnosticati.

Il caso di Giulia Celidonio, Cristiano: il bambino che si sentiva cattivo, è un bambino di 7 anni. Presenta un quadro di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, ma l’aspetto interessante è la concettualizzazione della sofferenza in un bambino cosi piccolo. Nello specifico i sintomi sono regolati da un antiscopo specifico (non essere rifiutato dagli altri perché stupido, poco capace, cattivo) e da credenze circa i suoi comportamenti disregolati: se mi comporto così, gli altri non mi vorranno; se faccio un errore, sono uno stupido; se mi rimproverano vuol dire che sono cattivo. Dopo un trattamento centrato su queste credenze, Cristiano non presenta più comportamenti oppositivi in classe, regola meglio le emozioni e si è ridotta la frequenza della terapia.

Articoli teorici
Chiara Albani Davanti una sedia vuota: “I diversi volti del drop-out”  pp. 3-17                     
Giulia Celidonio Alleanza età evolutiva pp. 18-43
Giorgio Albani Note sull’azione tossica di alcune sostanze comuni e rare sulla mente, sul pensiero, sul comportamento pp. 44-101
Casi clinici
Sabrina Consumati Il lutto di B.: dal timore di dimenticare alla voglia di ricordare pp. 102-119
Gianluca Cruciani “I vestiti non mi abbandoneranno mai” – Shopping compulsivo: il caso di Cassandra pp. 120-132
Micaela Di Consiglio Il caso di Maria. Quando l’immaginazione supera la realtà pp. 133-147
Giulia Celidonio Cristiano: il bambino che si sentiva cattivo pp. 148-158

 

Scarica l’intera rivista