
di Claudia Perdighe
Vi informo qui del numero 34 di Psicoterapeuti in Formazione, che doveva uscire a dicembre 2024, ma esce ora con enorme ritardo, per mia colpa non degli autori.
Nonostante il ritardo, direi che ci sono dei lavori davvero interessanti da leggere durante le vacanze estive.
Partiamo con il lavoro – Esperienza clinica e caratteristiche della formazione nell’effetto del terapeuta – di Danilo Antripaldi e colleghi che ha al centro un tema interessante ma poco trattato in modo efficace: l’effetto del terapeuta sugli esiti della terapia. È intuitivo pensare che i terapeuti esperti siano in grado di ottenere risultati migliori e che questo sia associato alla esperienza clinica. La rassegna presentata evidenzia il fatto che questa intuizione non sempre è confermata dai dati e, piuttosto, mette in rilievo l’importanza di individuare pratiche di formazione efficace. Del resto, coerentemente con questo, esistono studi che evidenziano l’importanza di fattori aspecifici come la fiducia nelle risorse del paziente e, più globalmente, nella psicoterapia (Heinonen e Nissen-Lie, 2019).
Giulia De Carli ci presenta un lavoro – Il neurofeedback nella terapia cognitivo comportamentale – sull’utilizzo del neurofeedback all’interno della CBT. Oltre a una chiara presentazione del funzionamento della procedura, mi sembra utile la spiegazione di come il neurofeedback sia uno strumento efficace nel migliorare competenze e capacità legate alla metacognizione e, più in generale, alla regolazione degli stati mentali ed emotivi.
L’articolo successivo, La TCC nell’invecchiamento consapevole: un protocollo mindfulness per la cura dell’anziano fragile, di Loredana Portone, mi sembra piacevole introdurlo con le parole della stessa autrice sull’esperienza da cui nasce questo lavoro: “un progetto di tirocinio realizzato in una Casa di Riposo ha permesso di realizzare un meraviglioso viaggio di consapevolezza insieme agli anziani della struttura che hanno preso parte a un percorso di mindfulness, condividendo i loro vissuti e le loro esperienze. Ciò che sorprende nell’avvicinarsi a questo mondo è il ritrovarsi ogni volta di fronte a una grande dignità umana e a un bagaglio valoriale ai quali sottende una forte resilienza”. Mi sembra utile al fine di trasmettere in chi legge “interesse e curiosità nello studio dell’ambito dell’invecchiamento, fase caratterizzata da continui cambiamenti emotivi, psicologici e cognitivi”.
Passiamo ora ai casi clinici.
Iniziamo con Giulia Giannetti, Il caso di A: tra abbandono scolastico e accettazione radicale. Cosa ha di interessante questo caso? È molto attuale nei temi, dal momento che al centro abbiamo sintomi depressivi, autolesionismo, abbandono scolastico, dubbi sull’orientamento sessuale, disturbi alimentari. Accanto a questo è interessante l’uso dell’accettazione come strategia principe nella cura.
Elisa Fucà ci presenta due casi. Il primo, Oltre il sintomo: il percorso di Luca fra esperienze traumatiche, evitamento e consapevolezza di sé, io lo ho trovato davvero interessante. Viene descritta molto bene l’origine e la gestione dell’evitamento esperienziale, così come inteso nell’Acceptance and Commitment Therapy, in un giovane paziente che soffre, tra le altre cose, di sintomi post-traumatici.
Il secondo caso presentato da Fucà, Irina: la disattenzione tra ADHD e maladaptive daydreaming, tratta di una giovane donna con una storia di maltrattamento e neglet, che si traduce in un senso di disvalore personale e incapacità di suscitare interesse autentico nell’altro. A questo si associano sintomi di ADHD, che forse si sovrappongono o confondono con la presenza di sogni ad occhi aperti, che a loro volta sembrano un coping di esperienze traumatiche.
Giulia De Luca ci presenta il caso Pietro: lo spettro dello spettro. Il paziente è un ragazzo di 18 anni con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico ad Alto Funzionamento che chiede la terapia per l’ansia da prestazione in ambito scolastico. Un aspetto interessante del caso è che Pietro a inizio terapia non ha consapevolezza del suo disturbo e che, dunque, un aspetto centrale dell’intervento ha riguardato l’aumento della consapevolezza di sé, una regolazione più efficace degli stati emotivi e un miglioramento delle abilità sociali.
Claudia Ciabattoni ci presenta l’ultimo caso, Sparire per sopravvivere; ansia e disturbo dissociativo in stile evitante e paranoide di personalità. La paziente è un’adolescente di 16 che viene inviata in terapia per una combinazione di vari sintomi che vanno dall’ansia scolastica, alla riduzione del rendimento, isolamento, il parlare da sola, il timore di fare figuracce, la preoccupazione del giudizio altrui.
Concludo augurandovi buona lettura e, se qualcuno volesse, invitandovi a mandarci i vostri commenti su psicoterapeutinformazione@apc.it o perdighe@apc.it
Buona estate.
Erkki Heinonen e Helene A. Nissen-Lie (2019): The professional and personal characteristics of effective psychotherapists: a systematic review, Psychotherapy Research.
| Articoli teorici | ||
| Danilo Atripaldi, Domenico Mancini, Annalisa Pasquale, Martina Pirrone, Francesca Baggio, Teresa Cosentino | Esperienza clinica e caratteristiche della formazione nell’effetto del terapeuta | pp. 4-16 |
| Giulia Decarli | Il neurofeedback nella terapia cognitivo comportamentale | pp. 17-53 |
| Loredana Portone | La TCC nell’invecchiamento consapevole: un protocollo mindfulness per la cura dell’anziano fragile | pp. 54-86 |
| Casi clinici | ||
| Giulia Giannetti | Il caso di A: tra abbandono scolastico e accettazione radicale | pp. 87-99 |
| Elisa Fucà | Oltre il sintomo: il percorso di Luca fra esperienze traumatiche, evitamento e consapevolezza di sé | pp. 100-117 |
| Elisa Fucà | Irina: la disattenzione tra ADHD e maladaptive daydreaming | pp. 118-135 |
| Giulia De Luca | Pietro: lo spettro dello spettro | pp. 136-146 |
| Claudia Ciabattoni | Sparire per sopravvivere | pp. 147-160 |
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