“L’attachement – La tenerezza” è un coinvolgente film francese diretto da Carine Tardieu e ispirato al romanzo ‘L’intimité’ di Alice Ferney, che attiva una riflessione profonda sull’importanza del sistema dell’attaccamento, pilastro fondamentale della nostra psicologia: spinta innata che alimenta la tenerezza, sentimento universale ma vissuto in modo unico da ciascuno.
Il film racconta con grazia la bellezza e la complessità della mente umana, la resilienza affettiva e la naturale tendenza a ricercare l’amore anche dopo la perdita. Mostra come dal lutto possa nascere una nuova energia vitale, propensione evolutiva verso il prendersi cura volta a proteggere, a donare. La salvezza con duplice direzione: mentre si accoglie una richiesta di aiuto, al contempo si alimenta la risalita verso il piano esistenziale che diviene meno povero, meno rigido.
Dunque, quando si attiva la nostra predisposizione – innata – del fornire cure – anche l’elaborazione del dolore diventa più possibile e meno complessa.
Sandra (Valeria Bruni Tedeschi), intellettuale, femminista e solitaria, si ritrova inaspettatamente ad occuparsi della famiglia della sua vicina morta di parto. Il sedicenne Elliot, il neonato e il vedovo irrompono nella sua vita, costringendola a confrontarsi con sentimenti che non credeva di poter provare.
Da donna indipendente e apparentemente refrattaria ai legami, fredda e sarcastica, quasi infastidita dalla vicinanza dell’Altro, Sandra si scopre capace di accudimento e di profonda empatia.
Il film pone una domanda essenziale: qual è la differenza tra amore e attaccamento?
Attraverso la storia di Sandra si evidenzia come e quanto l’attaccamento sia una forza trasformativa che attraversa tutta la vita, stravolgendo l’esistenza delle persone dai primi anni di vita e sino all’età adulta, modellando le relazioni e la capacità di accogliere la vulnerabilità degli altri.
È il filo invisibile che unisce intimità, cura e bisogno di contatto, che trovano radici nella nostra più nascosta autenticità.
In questa narrazione tutta francese, l’intimità irrompe e l’attaccamento diventa più forte di ogni difesa, sconfiggendo ogni demone e sbaraccando quelle sfumature personologiche di distacco che potrebbero mortificare la capacità di entrare in risonanza con gli altri e con il dolore dell’Altro, nello specifico. Ne nasce un inno alla cooperazione, alla solidarietà e al desiderio di appartenere, incarnato in una famiglia atipica ma profondamente unita dall’amore e dall’amicizia.
Così accade a Sandra: ideali e resistenze non bastano quando la tenerezza bussa alla porta. Il contatto con la fragilità altrui scioglie la solitudine e apre alla consapevolezza dei propri bisogni più profondi. Nessun principio del piacere può competere con la potenza dell’intimità, intesa come capacità di entrare in relazione in modo autentico, reciproco ed empatico.
È proprio la qualità dell’intimità e dell’empatia, in linea con quanto ricorda anche il DSM-5, a distinguere una personalità non patologica e resiliente da una disfunzionale e psicopatologica.
Il funzionamento in queste sfere relazionali e la loro compromissione diventano fondamentali nella valutazione della personalità nei suoi aspetti patologici. Sandra, inizialmente chiusa e difensiva, si rivela invece capace di trasformazione: accoglie l’altro, attiva la propria empatia e costruisce legami autentici. In questo processo ritrova sé stessa.
Il film affronta anche il tema del lutto e delle reazioni depressive che ne derivano. Dopo una perdita, molti cercano di anestetizzare il dolore attraverso strategie illusorie — la passione, il piacere, la distrazione — ma è l’attaccamento, in sinergia con l’accudimento, a rivelarsi la forza più autentica e salvifica: dalla culla alla tomba, e talvolta dalla tomba alla culla. Riuscire a reinvestire in un nuovo scopo esistenziale certamente rappresenta un fattore di protezione.
Ognuno di noi possiede un bisogno innato di legame e un istinto alla cura che si risveglia quando viene sollecitato. La modalità con cui questo sistema si attiva determina la nostra struttura affettiva e relazionale. Anche chi si crede immune da legami e responsabilità può rispondere in modo funzionale, oltre i propri schemi maladattivi, a questa spinta primordiale, che scavalca ogni difesa e ogni regola e risponde all’amore e proprio alla tenerezza: bisogno di base di vicinanza, prossimità e protezione fondato su uno scambio intimo e reciproco in modo intrinseco.
Tante dunque le emozioni che scorrono in questa pellicola: dall’ansia per il futuro, alla tristezza invasiva della perdita, alla gioia di un abbraccio, alla tenerezza che avvolge.
La tenerezza, che si muove fra attaccamento e accudimento, rappresenta infatti per Sandra una sorta di cura che lenisce il suo distacco e la sua paura dell’intimità.